di Rosaria Bonfiglio
Ci sono libri che nascono da un'idea e libri che nascono da un odore. Questo è nato da un odore: quello acido, sbagliato, che sale da una giara quando la salamoia ha smesso di lavorare bene. Chi ha in casa un vaso di olive o di capperi lo riconosce subito, e la prima reazione non è mai "che peccato". È "chi l'ha toccata?".
Da lì è partito tutto.
Un paese inventato, ma con le misure giuste
Portovecchio di Scòglitti non esiste. L'ho costruito apposta, perché avevo bisogno di un posto di cui conoscere ogni angolo senza dover rendere conto a nessuno di come sia fatto davvero: un paese di pescatori con un molo vecchio, una piazza della Conserva, il conservificio dietro il porto e una via delle Giare dove la salumeria Terranova sta di fronte a una casa che conta.
La regola che mi sono data è stata una sola: il paese deve essere abbastanza piccolo perché tutti si vedano passare. In un giallo cozy la geografia è il vero motore. Se il mio investigatore impiega quattro minuti ad andare dalla bottega al molo, quei quattro minuti diventano un alibi, oppure lo distruggono. Ho disegnato la mappa prima di scrivere il primo capitolo, e l'ho tenuta accanto per tutto il libro. Ogni volta che un personaggio si muove, so da dove viene e quanto ci mette.
Perché una salumeria (e non una pasticceria)
Nel giallo di paese la cucina è quasi un obbligo, e il rischio è finire nel già visto: il dolce, la ricetta della nonna, il profumo che consola. Io volevo l'opposto: un mestiere che ha a che fare con il tempo e con la conservazione, non con il piacere immediato.
Il sale è perfetto per un'indagine. Una salamoia è un orologio: se metti la percentuale giusta e la lasci alla temperatura giusta, sai cosa succede e quando. Se qualcosa va storto, non è mai un mistero poetico — è un numero sbagliato, una temperatura sbagliata, una mano che ha aperto un coperchio quando non doveva. Rosa Terranova ragiona così, e questo mi ha dato un'investigatrice che non ha bisogno di intuizioni magiche: le basta sapere che una fermentazione, a differenza delle persone, non mente.
Il mulo Turiddu, invece, è arrivato per un motivo molto pratico. Serviva un modo per far girare Rosa in tutto il paese senza infilarla in un'auto, e serviva qualcuno che la costringesse a fermarsi, a rallentare, a farsi vedere. Un mulo ti fa arrivare tardi dappertutto. E arrivare tardi, in un giallo, è quasi sempre interessante.
Come si costruisce un caso (senza raccontarlo)
Non posso dire come va a finire, ma posso dire come l'ho montato.
Sono partita dalla fine e ho scritto una riga sola: cosa è successo davvero, in ordine, ora per ora. Poi ho tolto tre quarti di quella riga e ho lasciato in mano al lettore solo ciò che a Portovecchio si può effettivamente vedere o sentire dire. Il resto sta nelle cose materiali: un livello, un velo, un colore, una consegna fatta all'ora sbagliata.
La seconda regola è stata quella del calendario. Il libro si svolge nei giorni della Sagra della Conserva, quando il paese è pieno, tutti hanno qualcosa da fare e nessuno ha davvero un alibi comodo. La scadenza del concorso — la Giara d'Oro — mi ha dato una pressione che non ho dovuto inventare: c'è una data, e dopo quella data non si torna indietro.
La terza è che ogni sospettato deve avere una ragione onesta per comportarsi male. In un cozy nessuno è un mostro: sono persone che difendono una bottega, un nome, un debito, un torto vecchio di vent'anni. Se il colpevole non fa un po' pena, secondo me il libro non ha funzionato.
Il maresciallo che il paese non vuole
Currò viene da Milano ed è, dal punto di vista di Portovecchio, il problema. Non perché sia incapace: perché non sa a chi va chiesto il permesso prima di fare una domanda. Metterlo accanto a Rosa mi serviva per avere due modi opposti di arrivare alla stessa verità — lui con le procedure, lei con la gente che le entra in bottega e parla mentre affetta.
Fra i due resta qualcosa in sospeso anche a caso chiuso. Era voluto.
Cosa arriva dopo
Il secondo volume della collana «I misteri di Portovecchio» si intitola Sotto sale. Cambia la stagione: l'inverno svuota il porto, e quello che a settembre era stato messo via torna a galla proprio davanti alla salumeria Terranova. Currò, nel frattempo, ha una busta chiusa nel cassetto e una domanda che a Rosa non ha ancora fatto.
Per chi vuole restare a Portovecchio anche fuori dal libro, sul sito trovate il materiale extra: la mappa del paese, le sei conserve spiegate come le fa Rosa in bottega e il taccuino dei personaggi da riempire mentre si legge.